May 11

“Cari Ragazzi,

sentiamo forte la porno de teen pornstar alison angel on DaPorn.com. il desiderio di ringraziarvi, anche se non è facile trasmettervi l’intensità dell’apprezzamento per l’attenzione di cui avete voluto onorarci da un anno a questa parte. Ci preme anche farvi sapere che il vostro impegno costante nel richiamo alla legalità, alla correttezza, all’onestà e a tutti i valori che devono essere condivisi da una comunità che vuole definirsi tale, ci é sembrato il modo più giusto e rispettoso di rendere onore alle vite delle nostre care e di questo vi siamo infinitamente riconoscenti.

Le firme che, grazie allo spazio da voi creato, tanti hanno aggiunto ci hanno colpito nel profondo e ad ognuno di loro siamo particolarmente grati. Con grande affetto abbracciamo idealmente quanti hanno voluto anche donare parole intense e commoventi. Certamente conserveremo memoria indelebile di tutto.

I Familiari di Claudia e Teresa”

May 01

il concerto per claudia e teresa

Grazie alle tante persone che hanno partecipato al free sex cams on livefreefun for online sex. del 1^ maggio per ricordare Claudia Fattorusso e Teresa Reale. What you can expect when watching punish porn is lots and lots of unconventional sex you are not used to seeing.

Grazie alla sensibilità di Emma, alla sua bellissima online sex chat, che ogni tanto ha dovuto mascherare la commozione.  Grazie a Lauro, a Maurizio, a Vladimir, alle loro qualità artistiche e alla intensità con la quale hanno “partecipato” all’evento.

Grazie a Massimo, che ha avuto l’idea del concerto e ha reso disponibile la sex cam. Grazie agli amici che hanno stampato le locandine e i programmi.

Grazie al presidente Napolitano per non essere venuto a Sorrento in questa circostanza, invitato per commemorare i morti sul lavoro mentre free punishtube, “che nulla avevano a che fare con l’attività che aveva dato origine all’incidente” (come ha scritto lo stesso Presidente nella risposta  riportata da Metropolis del 1/5), sono invece vittime dell’ignoranza di regole elementari e della mancanza di considerazione per il prossimo.

Grazie a tuttie le putana naked online at slutroulette.com fpr live sex with Luigi, parroco della Cattedrale, per la bella omelia che ha pronunciato nella messa di suffragio del Webcam girl. Grazie per aver ricordato l’onestà, il senso del dovere, l’umanità, la generosità che hanno contraddistinto la vita di Claudia e Teresa. Per aver messo in evidenza come obbedire soltanto alla “logica del profitto” porta a non aver rispetto neanche per la vita umana.

Grazie a tutti quelli che il primo maggio del 2007 si sono scandalizzati per ciò che è successo, a tutti quelli che non hanno dimenticato, a tutti quelli che continuano a scandalizzarsi davanti ai comportamenti arroganti e alla illegalità.

Grazie ai familiari di Claudia e Teresa, per la compostezza che hanno sempre saputo mostrare, nonostante il dolore e l’enorme ingiustizia che hanno dovuto subire.

Grazie a chi in questo anno ha condiviso questo spazio web (circa 15.000 contatti!) e a tutti quelli che hanno inviato i loro commenti. Come ha osservato uno scrittore: “se io do una cosa a te e tu dai una cosa a me, dopo lo scambio abbiamo una cosa a testa; se ci scambiamo un’idea, dopo ognuno di noi ha due idee”. Nella nostra epoca, gli strumenti di comunicazione si sono moltiplicati, andiamo in  giro con telefonini e computer portatili, ma raramente li usiamo per dire veramente qualcosa.

Sorrentoprimomaggio.com forse finirà qui,  il primo maggio 2008, dopo un anno di attività.

Grazie a Claudia e Teresa per l’esempio che ci hanno dato. Che il loro ricordo diventi un segno, un’indicazione per orientare il nostro agire.

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Apr 26

Ricorderemo Claudia Morelli e Teresa Reale con un concerto che si terrà giovedì 1 maggio 2008 nella chiesa della SS.ma Annunziata a Sorrento, alle ore 18.00

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L’ingresso naturalmente è libero.  

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Alle ore 10.30 di giovedì 1 maggio 2008, nella Cattedrale di Sorrento, verrà celebrata  una messa in memoria di Claudia e Teresa .

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Apr 24

Senza commento.

Massa Lubrense/1, 24 aprile 2008 massa-lubrense2.jpg Massa Lubrense/1, 24 aprile 2008.  massa-lubrense3.jpg massa-lubrense-4.jpg massa-lubrense-5.jpg massa-lubrense-6.jpg

Massa Lubrense 24 aprile 2008.

Apr 06

Sorrento, 6 aprile 2008

All’on.le Presidente della Repubblica

GIORGIO NAPOLITANO

Palazzo del Quirinale - Roma

Signor Presidente,

abbiamo appreso dai giornali locali che la Giunta Municipale di Sorrento, su proposta del Sindaco, ha deciso di invitarLa formalmente a presenziare ad una manifestazione, il prossimo 1 maggio 2008, con la quale intende commemorare il primo anniversario della tragedia che ha colpito la nostra città.

Come certamente ricorderà, quel giorno due donne furono uccise dall’improvviso crollo del carro-gru di una ditta che installava luminarie per i festeggiamenti in onore del santo patrono. L’avvenimento ebbe grande risalto nella cronaca nazionale, anche perché coincideva con la festa del primo maggio; festa, nel 2007, dedicata al gravissimo problema delle morti per incidenti sul lavoro.

Siamo un gruppo di cittadini che nei giorni successivi a quella vicenda ha condiviso alcune riflessioni, riassunte in un documento intitolato “Per non dimenticare” (sottoscritto da quasi mille persone) e che intorno a quel documento ha dato vita allo spazio web “sorrentoprimomaggio.com”.

Le scriviamo per sottoporLe alcune considerazioni su quell’avvenimento e per rivolgerLe l’appello che troverà in fondo alla lettera.

1) L’incidente del 1 maggio 2007 non è stato esattamente un incidente sul lavoro. L’accadimento non è da ascrivere a carenze nella tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Alcuni lavoratori rimasero feriti dalla caduta del braccio della gru, ma a perdere la vita furono due donne che uscivano dalla messa. Ad ucciderle fu materialmente il braccio della gru che si spezzò ma la causa della loro morte, secondo i magistrati che hanno condotto le indagini, fu “il ripetuto posizionamento del braccio del predetto mezzo sulla piazza senza che fosse interrotto il traffico pedonale e veicolare e quindi in dispregio delle norme sulla sicurezza” (il testo è stato riportato dalla stampa). Un avvenimento così tragico poteva quindi essere evitato con una semplice transenna. Sulla piazza dove avvenne l’incidente si affacciano gli uffici del Municipio.

2) A nostro parere, quell’inaccettabile evento è un tragico esempio delle conseguenze che possono derivare dall’inosservanza di regole elementari e dalla mancanza di rispetto per il prossimo. E si può spiegare solo considerando quanto siano ormai diffusi e abitudinari i piccoli e grandi comportamenti illegali.

3) La stampa ha reso noto che la magistratura ha completato le indagini sull’incidente, contestando l’ipotesi di omicidio colposo plurimo al titolare della ditta che stava svolgendo i lavori, al committente (il rettore della Basilica), ma anche agli stessi operai (familiari del titolare) che pure erano rimasti feriti, e al sindaco di Sorrento che secondo la procura “era pienamente consapevole del grave pericolo per l’incolumità dei cittadini costituito dall’irregolare svolgimento dei lavori” e al quale è stato contestato anche il reato di omissione di atti d’ufficio.

Signor Presidente,

sarebbe un grandissimo onore riceverLa nella nostra città, non solo per l’altissimo rilievo della Sua carica di Capo dello Stato, ma anche per l’apprezzamento profondo che nutriamo verso le qualità morali della Sua persona.

Tuttavia, ci permettiamo, da semplici cittadini, di invitarLa a stare con noi in un’altra occasione, dopo che le responsabilità dell’incidente saranno state accertate, e dando alla sua visita un contenuto più generale, quello di un forte richiamo per tutti al rispetto delle regole e della legalità, al rispetto dei diritti degli altri, alla difesa del bene comune.

Siamo sicuri che, in questo modo,la Sua presenza potrà essere di grande conforto per i familiari delle vittime.

Con grande stima, Le inviamo i nostri saluti.

Laura Abbundo, S.Agnello - Nicola Afeltra, Gragnano - Anna Aiello, Sorrento - Astrid Aiello, Piano di Sorrento - Maristella Alberino, Piano di Sorrento - Roberto Aldi, Sorrento - Lorna Apice, Massa Lubrense - Antonella Aprea, Meta - Alessandra Ascione, Napoli - Antonio Ascione, Sorrento - Filippo Ascione, Sorrento - Maria Bruna Ascione, Sorrento - Lorenzo Ascione, Sorrento - Valentina Ascione, Roma - Anna Astarita, Sorrento - Amelia Aversa, Massa Lubrense - Patrizia Aversa, S.Agnello - Maria Alessandra Balduccini, Meta - Anna Maria Barbieri, Milano - Giorgia Bauer, Sorrento - Giovanni Belnome, Sorrento - Fiamma Benedetti, Chiesina Uzzanese - Filomena Botta, Piano di Sorrento - Alfonso Bruno, Meta - Gina Bruno, Milano - Cesare Caiazzo, Napoli - Marina Cambi, Sorrento - Maurizio Cambi, Sorrento - Salvatore Cangiani, Sorrento - Pierpaolo Caputo, Rossano - Alcibiade Casa, Piano di Sorrento - Antonio Casa, Piano di Sorrento - Eleonora Casa, Piano di Sorrento - Giulia Casa, Sorrento - Oriana Casa, Piano di Sorrento - Ugo Casa, Piano di Sorrento - Giovanni Casola, Sorrento - Giovanni Castellano, Meta - Lauro Castellano, Piano di Sorrento - Ciro Chiaiese, Sorrento - Antonino Chiummo, Napoli - Anna Cinque, Sorrento - Michele Cinque, Positano - Valeria Corcione, Avellino - Claudia Cosentino, Meta - Salvatore Cosentino, Meta - Massimo Costagliola Di Fiore, Sorrento - Franco Cuomo, Vico Equense - Lucia Cuomo, Sorrento - Pasquale D’Alessio, Sorrento - Maria Damiani, Meta - Alessandra D’Amore, Giugliano - Luigi D’Aponte, Napoli - Ludmila D’Atri, Aprilia - Antonella De Angelis, S.Agnello - Antonia De Angelis, Napoli - Giuseppe De Angelis, S.Agnello - Paola De Angelis, Sant’Agnello - Enrico De Campora, Napoli - Alfonso De Gregorio, Piano di Sorrento - Olimpia Del Gaudio, Sorrento - Angelo Delle Donne, Gragnano - Giuliano De Luca, Sorrento - Giovanni De Maio, Piano di Sorrento - Laura De Maio, Piano di Sorrento - Michele De Maio, Piano di Sorrento - Sergio De Martino, Vico Equense - Gabriella De Nicola, Sorrento - Lucio De Nicola, Meta - Pio De Nicola, Meta - Stefania De Nicola, Meta - Carlo De Rogatis, Sorrento - Annamaria De Rosa, Sorrento - Giuliana D’Esposito, Sorrento - Giuseppe D’Esposito, Sorrento - Massimiliano D’Esposito, Piano di Sorrento - Donatella Di Leva, Sorrento - Paola Di Leva, Sorrento - Italo Di Lorenzo, Sorrento - Emiliana Di Maio, Sorrento - Massimo Di Maio, Sorrento - Sophie Di Maio, Sorrento - Francesco Di Nola, Gragnano - Alfonso Di Prisco, Boscotrecase - Annalisa Di Prisco, Boscotrecase - Luigi Di Prisco, Boscotrecase - Antonino Durante, Sorrento - Francesco Durante, Sorrento - Anna Esposito, Sorrento - Antonella Esposito, Sorrento - Gian Marco Esposito, Sorrento - Giuseppe Luigi Esposito, Piano di Sorrento - Michele Esposito, Meta - Nicola Esposito, Sorrento - Raffaella Esposito, Sorrento - Rosa Esposito, Sorrento - Vitaliana Esposito, Milano - Ada Falanga, Sorrento - Pierpaolo Falco, Pesaro - Fabiola Fasulo, Sorrento - Giovani Fedel, Trento - Lia Felicissimo, Sorrento - Raffaele Ferraro, Sorrento - Alessandro Fimeroni, Sorrento - Elvira Fiorentino, Sorrento - Alessandro Fortuna, Vicenza - Claudio Frigerio, Milano - Luciano Fruscio, Sorrento - Nando Fruscio, Sorrento - Teresa Galano, Sorrento - Francesco Gargiulo, Sorrento - Giuseppe Gargiulo, Massa Lubrense - Guido Gargiulo, Sorrento - Marina Gargiulo, Piano di Sorrento - Alberto Giordano, Sorrento - Carmine Giordano, Sorrento - Chiara Guadagnuolo, Massa Lubrense - Giovanni Gugg, Sorrento - Marco Guida, Milano - Raffaele Guida, Milano - Elga Sonia Iaccarino, Piano di Sorrento - Maria Iaccarino, Sorrento - Rita Iaccarino, Sorrento - Rosaria Iaccarino, Sorrento - Maria Imperato, Piano di Sorrento - Silvana Incarnato, Portici - Annunziata Ingenito, Sorrento - Corrado Ingenito, Sorrento - Maria Iovino, Sorrento - Giovanna Izzo, Sorrento - Roberto Keller, Sorrento - Rita Lampo, Meta - Ambra Laurenzi, Orvieto - Alessandro Lauro, Sorrento - Sonia Le Serre, Sorrento - Guido Lieto, Roma - Salvatore Limpido, Sorrento - Gianni Lombardo, Sorrento - Lorenza Lombardo, Sorrento - Vanna Lora, Milano - Loredana Luongo, S.Nicola la Strada - Guglielmo Maglio, Piano di Sorrento - Franco Maresca, Piano di Sorrento - Luisa Maresca, S.Agnello - Massimo Maresca, S.Agnello - Raffaele Maresca, Sorrento - Rosa Maresca, Sorrento - Maria Marino, Boscotrecase - Pina Marotta, S.Vitaliano - Enrico Marulli, Vico Equense - Adalgisa Mastellone, Meta - Sonia Mastellone, Sorrento - Carla Masucci, S.Agnello - Ida Mauro, Sorrento - Giuseppe Mazzola, S.Agnello - Lucia Mennella, Torre del Greco - Francesco Meo, Massa Lubrense - Joseph Meo, Massa Lubrense - Rosanna Meo, Sorrento - Monica Miccio, Piano di Sorrento - Gianluca Mignano, Casalnuovo di Napoli - Francesca Milano, Milano - Francesca Montaldi, Ariccia - Domenico Montuori, Piano di Sorrento - Laura Montuori, Castellammare - Stefania Montuori, Gragnano - Bruno Morelli, Milano - Claudia Morelli, Sorrento - Claudio Morelli, Milano - Eliana Morelli, Sorrento - Leandro Morelli, Sorrento - Nino Morelli, Milano - Quinzio Morelli, Sorrento - Raniero Morelli, Sorrento - Simona Morelli, Sorrento - Vinicio Morelli, Milano - Maria Morvillo, Sorrento - Mariella Nica, Piano di Sorrento - Claudia Nitrella, Sorrento - Francesca Nitrella, Sorrento - Ginevra Nocera, Rotterdam - Marisa Ortalli, Milano - Luigi Palomba, Sorrento - Pasquale Palumbo, Sorrento - Alfonso Paolella, Piano di Sorrento - Antonino Pane, Sorrento - Gianluigi Pane, Sorrento - Luigi Pane, Sorrento - Sergio Pane, Castellammare - Valentina Paoli, Pomigliano d’Arco - Anna Maria Parisi, Sorrento - Giuseppe Parisi, Sorrento - Maria Grazia Parisi, Sorrento -Antonella Paturzo, Sorrento - Antonino Paturzo, Sorrento - Felicia Maria Paturzo, Piano di Sorrento - Giovanna Paturzo, Massa Lubrense - Luigi Paturzo, Sorrento - Sandra Paturzo, Meta - Sebastiano Pecoraro, Sorrento - Patrizia Peluso, Sorrento - Betty Pepe, Piano di Sorrento - Federica Perrella, Sorrento - Ugo Perrella, Roma - Aniello Persico, Sorrento - Antonino Persico, Sorrento - Rosa Persico, Massa Lubrense - Valerio Persico, Sorrento - Ornella Pinca, Sorrento - Patrizia Piromallo, Sorrento - Maurizio Piscitelli, Mercogliano - Annamaria Pollio, Sorrento - Antonino Pollio, Piano di Sorrento - Liliana Pollio, Meta - Luigi Pollio, Sorrento - Marianna Pollio, Sorrento - Mariateresa Pollio, Massa Lubrense - Maurizio Pollio, Piano di Sorrento - Nadia Pollio, Piano di Sorrento - Raffaella Pollio, Sorrento - Ugo Pollio, Roma - Rocco Pontecorvo, S.Agnello - Fabrizio Provvidenti Parisi, Messina - Alessia Reale, Sorrento - Francesco Reale, Sorrento - Giuseppe Reale, Sorrento - Lucia Reale, Sorrento - Claudia Rebuttini, Roma - Giulio Renditiso, Massa Lubrense - Giuseppe Romano, Sorrento - Margherita Romano, Sorrento - Maria Giovanna Romano, Meta - Pietro Rosario Romano, Sorrento - Alma Rondanini, Meta - Andrea Alessandro Rondanini, Meta - Marta Rondanini, Meta - Fabrizio Ruggiero, Massa Lubrense - Chiara Ruoppo, Sorrento - Pia Ruoppo, Sorrento - Roberto Ruoppo, Sorrento - Anita Russo, Sorrento - Donatella Russo, Sorrento - Gianfranco Russo, Sorrento - Luigi Russo, Sorrento - Lulli Russo, S.Agnello - Marco Russo, Sorrento - Mariangela Russo, Sorrento -Tiziana Russo, Sorrento - Vincenzo Russo, Meta - Gianfranco Schiavo, S.Agnello - Alessandro Schisano, Sorrento - Michele Schisano, Sorrento - Salvatore Schisano, Sorrento - Rosanna Serrapica, Moncalieri - Giuseppina Sole, Sorrento - Paola Somma, Piano di Sorrento - Ferdinando Sorrentino, Sorrento - Giuseppe Sorrentino, Sorrento - Lucia Sorrentino, Sorrento - Maria Rosaria Sorrentino, Sorrento - Raffaele Sorrentino, Sorrento - Silvio Sportiello, Napoli - Roberto Stinga, Sorrento - Massimo Taurmino, Massa Lubrense - Paolo Terlizzi, Sorrento - Luigi Trapani, Meta - Rita Uggeri, Milano - Alberto Vanacore, Sorrento - Assunta Ventriglia, Sorrento - Marinella Ventriglia, Gragnano - Valentina Vinaccia, Sorrento - Adriana Vitagliano, Sorrento - Patrizia Vollaro, S.Agnello - Francis Volpe, Piano di Sorrento.

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Questa lettera è stata recapitata al Quirinale in data 10-4-08.

Mar 30

Si avvicinano le elezioni, arrivano le promesse e arrivano i manifesti elettorali.

 manifesti elettorali

Il candidato ci rassicura: “I veri valori non sono in vendita“. Meno male. Non ci spiega però quali sono i veri valori che vuole salvaguardare. Sicuramente non comprendono il rispetto per le cose pubbliche, visto che con i suoi manifesti ha imbrattato una pensilina di via degli Aranci.

Mar 25

(da Agorà del 25 marzo 2008)

                     

 Tragedia del Primo Maggio - Omicidio colposo per il sindaco – La procura ha comunicato a Marco Fiorentino ed agli altri indagati l’avviso di conclusione delle indagini sui fatti del 1^ Maggio 2007 con l’ipotesi di reato più grave.“    

(…) Questo hanno scritto il Procuratore capo Diego Marmo ed i sostituti Pavia e Calabria nell’avviso di conclusione delle indagini. Secondo la procura “Il primo cittadino di Sorrento era pienamente consapevole del grave pericolo per l’incolumità dei cittadini costituto dall’irregolare svolgimento dei lavori in Piazza S.Antonino dalla società Donnarumma sas ed in particolare dell’utilizzo da parte del personale della predetta società di una piattaforma attraverso il ripetuto posizionamento del braccio del predetto mezzo sulla piazza senza che fosse interrotto il traffico veicolare e pedonale e quindi in dispregio delle norme sulla sicurezza non ha adottato alcun provvedimento al fine di eliminare e prevenire il predetto grave stato di pericolo” questo l’atto di accusa fatto dagli inquirenti. Una serie di circostanze, ritenute attendibili, i P.M. hanno posto a fondamento dei capi di imputazione. Innanzitutto, i testimoni. Alcune persone avrebbero informato sulla situazione di pericolo. Questo affermano i magistrati della Procura. Un testimone, in particolare, avrebbe riferito agli inquirenti di aver fatto presente della situazione dei lavori e dei pericoli derivanti dal modo in cui venivano svolti. L’allarme, quindi, sarebbe stato lanciato nella completa indifferenza. Ma nessuno avrebbe risposto. Poi, c’è la situazione di fatto. La sistemazione delle luminarie con carro-gru si è protratta per alcuni giorni in pieno centro cittadino, a due passi da piazza Tasso ed a pochi metri dal Comune. Nessuno è intervenuto. (…). Oltre al sindaco, l’omicidio colposo è contestato anche al titolare della ditta che eseguiva i lavori Aniello Donnarumma, a quello che per la procura è il titolare di fatto della ditta: il padre Francesco, e alle due persone presenti nel carrello Eduardo e Massimo Donnarumma dipendenti della società. Tutti avrebbero agito con negligenza e imperizia, senza rispettare la diligenza che si richiede in questi casi (…). Stesso capo di imputazione è per il Rettore della chiesa di S.Antonino Don Giuseppe Esposito in qualità di committente dei lavori (…). Ulteriori responsabilità si ravvisano – secondo la Procura – anche per Pinardi Daniele tecnico progettista del carro gru. Alla luce del parere tecnico fornito dagli esperti nominati dalla procura il carro-gru avrebbe avuto imperfezioni strutturali (…).”

Mar 21

(articolo tratto dal sito Positanonews.it, 19-3-08, di Vincenzo Maresca)

 ”SORRENTO, ABBATTUTI GLI ALBERI A PIAZZA VENIERO. COMUNE BUGIARDO Sorrento: Colpo di mano, abbattuto il cedro secolare. Via il verde pubblico, spazio al cemento. Questa la linea adottata dall’amministrazione comunale sorrentina in barba agli accordi presi con associazioni, cittadini ed ambientalisti per la riqualificazione di “Piazza Veniero” dove anticamente sorgeva il foro, ovvero il mercato dell’epoca romana. Dopo le tante promesse, l’inutile petizione che ha visto la raccolta di oltre mille firme, il divieto della Soprintendenza di Napoli e Provincia, ieri mattina c’è stato il colpo di mano del Comune che ha ordinato l’abbattimento di buona parte della restante area di verde pubblico, compreso il secolare esemplare di cedro del Libano sacrificato per fare posto ad un piccolo chiosco che secondo voci di corridoio crea le premesse per un futuro ristorante gestito da persone vicine a personalità della Giunta comunale. Un autentico scempio che va a depredare ulteriormente le tasche dei contribuenti, visto che l’intera area di verde pubblico eliminata era stata impiantata qualche anno fa con una spesa superiore ai 60mila euro. Immediate le segnalazioni di cittadini e commercianti nei pressi dell’area spaventati già da adesso da qualcosa che potrà in futuro compromettere la qualità della vita ed il rendimento delle piccole attività commerciali. Numerose telefonate sono partite nei confronti del corpo forestale di Castellammare di Stabia, del Wwf e di personaggi del Comune di Sorrento, al punto che alcuni cittadini hanno minacciato un sit-in per bloccare il traffico. L’abbattimento è avvenuto intorno alle 7 e 30 di ieri mattina, il grosso e secolare cedro del Libano è stato buttato giù senza ritegno, davanti agli occhi increduli di un gruppo di turisti che si trovava a passeggiare nella zona. Sul posto è intervenuto il responsabile del settore flora del Wwf, Claudio d’Esposito, al quale i responsabili del progetto hanno vivamente rinfacciato di volersi opporre alla avanzata del progresso e del guadagno economico. Lo stesso progettista ha asserito, di non avere la benché minima intenzione di modificare l’assetto urbanistico dell’area per salvare alberi secolari ritenuti inutili.” 

piazza veniero

Le colline di Sorrento sono state illegalmente deturpate dagli abusi di cittadini e albergatori mai sazi di cemento. Gli ultimi aranceti urbani sono stati distrutti per far spazio ai box per le automobili.

E’ venuto il momento della resa dei conti anche per i pochi alberi che finora l’avevano fatta franca.

La domanda di grazia è stata respinta. L’esecuzione capitale è stata eseguita. Nessuno sconto di pena. Nessun cedimento davanti alle solite lamentele degli ambientalisti.

Sorrento: Tolleranza zero nei confronti della natura!

      

Mar 13

(da Positanonews 11-3-2008)

Sorrento: Piazza Veniero, polemica per il bar (di Vincenzo Maresca)

Ennesima protesta degli ambientalisti sull’inciucio di piazza Veniero, alberi sempre a rischio taglio e spazi sempre più vasti per la cementificazione. Nonostante la raccolta di 500 firme dello scorso anno per salvare uno degli ultimi avamposti del verde pubblico della città è notizia dell’ultima ora che i due grossi “Cedri del Libano” di oltre 15 metri di altezza e di età di circa 70 anni potrebbero diventare legna per il camino per fare posto ad un  piccolo chiosco, un bar da mettere a disposizione dei turisti. L’ultimo sacrificio, in ordine di tempo, per la speculazione di una piazza dove un tempo vivevano alberi di vario genere. E’ possibile che su un intero piazzale libero da vincoli e da strutture edilizie un piccolo chiosco dalle ridotte dimensioni debba occupare per forza il posto di un albero dall’età di circa trequarti di secolo?”

piazza veniero (da positanonews)

 

***

Come diceva nel secolo scorso John Muir, naturalista e pioniere della conservazione della natura: 

“qualsiasi stupido è capace di distruggere gli alberi”.

 

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Mar 01

Il Venerdì di Repubblica del 29/2/08, all’interno dell’inchiesta “conosci te stesso” ha pubblicato i risultati di un sondaggio attraverso il quale si cercava di definire l’immagine che gli italiani hanno di se stessi. Alla domanda “qual è il peggior difetto degli italiani?” qualcuno ha risposto la supertizione (1%), altri la gelosia (2%), il razzismo (4%), la poca voglia di lavorare (8%). L’ 11% degli intervistati ha risposto: l’individualismo. Il 22%: il menefreghismo. Il 50%: lo scarso senso civico. Sommate insieme le ultime tre risposte fanno 88%. Possiamo dire che, almeno quando ci intervistano, siamo onesti.

                

“Come ex-magistrato che ha avuto modo di osservare i cittadini da diversi punti di vista, direi che una delle caratteristiche degli italiani è l’ambiguità nei confronti delle regole: gli altri devono rispettarle ma poi si tende ad essere indulgenti sulle proprie azioni. Certo, sono molti quelli che hanno riferimenti coerenti, ma altri si rifanno a regole non scritte, a presunte furbizie. Preferiscono strade non lineari, credono a un sistema di raccomandazioni. Nel 1992, all’inizio di Mani Pulite, durante un viaggio in Sardegna sulla nave, un signore mi riconobbe e, avvicinatosi per congratularsi, mi disse: “Mio figlio vorrebbe tanto entrare in polizia: gli darebbe una mano?” Gherardo Colombo

          

“Direi che il rammarico di Machiavelli sulla situazione italiana è ancora attuale: l’interesse privato continua a prevalere su quello pubblico, si fa fatica a sottostare a regole di qualsiasi genere. Difendersi da uno Stato sentito come straniero è un tratto storico che non è mai stato eluso.” Walter Barberis

       

Feb 25

(da Agorà del 19 febbraio 2008)

Tragedia del primo maggio. Depositate le perizie. “Se fossero state osservate le misure minime di sicurezza non parleremmo di morti ma al massimo di feriti”. E’ quanto scrivono gli esperti nominati dalla Procura.

Bastava poco. Bastava poco per non piangere due morti il giorno del primo maggio. Bastava poco per evitare che due famiglie perdessero i propri cari, ed un’intera città, forse, la speranza. Bastava che chi doveva far rispettare le regole lo avesse, semplicemente, fatto. E’ questa la conclusione cui sono arrivati i tre periti nominati dalla Procura della repubblica di Torre Annunziata per fare chiarezza sulla tragedia del primo maggio. Tre ingegneri che hanno lavorato sodo negli ultimi sei mesi per arrivare a questa amara conclusione: “se fossero state osservate le misure minime di sicurezza non parleremmo di morti ma al massimo di feriti”. (…) I tecnici sono stati chiamati a verificare il rispetto delle norme in materia di sicurezza e l’idoneità del carro gru ad eseguire lavori di quel tipo. Sul primo punto, ormai, sembra tutto chiaro. Non c’è stata l’osservanza delle norme di sicurezza sul lavoro, nenche gli standard minimi, tengono a sottolineare i periti. Non c’era una transenna per delimitare l’area interessata dai lavori, né un nastro isolante, tanto meno un operaio. Questa accortenza, da sola, sarebbe bastata, avrebbe evitato il peggio. Altra questione: condizioni del carro gru, braccio elevatore e carrello. Secondo gli esperti non c’è stata manutenzione. E la manutenzione in una macchina di quel tipo era importante perché sono stati individuati difetti anche sul piano della progettazione. (…) Ma i rilievi dei tre ingegneri non si fermano qui. Nel carro gru non è stata trovata traccia del manuale di formazione, un requisito richiesto esplicitamente dalla legge. (…) Il quadro che emerge è quello dell’incuria sia per quanto riguarda la sicurezza, sia per la manutenzione. Elementi che presi nel loro complesso serviranno alla Procura della repubblica per suffragare l’ipotesi di reato: omicidio colposo.  

Feb 15

(da Agorà del 12 febbraio 2008)

Tragedia del primo maggio, chiuse le indagini. Depositate le perizie. Si attendono le decisioni del giudice. Tutti i nodi cruciali dell’inchiesta. 

Un’indagine durata quasi dieci mesi. Cento e più i testimoni ascoltati. Cinque i periti nomi­nati dalla Procura della Repub­blica, altrettanti dalle parti. Sette, al momento, le persone sottoposte ad indagine. Tre i magistrati che seguono la vi­cenda - il procuratore capo Diego Marmo, ed i sostituiti Silvio Pavia e Sergio Calabria - decine gli inquirenti tra le forze dell’ordine. A volte le cifre, da sole, contano più di ogni altra valutazione. E danno la misura della mole di lavoro che ha investito

la Procura della Repubblica di Torre Annun­ziata dopo la tragedia del i maggio scorso, in cui persero la vita Teresa Reale e Claudia Fattorusso in Piazza S.Antonino a Sorrento. Le due donne uscivano dalla chiesa e furono investite dal carrello di una gru che stava allestendo le luminarie per la festa prima­verile del santo patrono della città, detta anche dei giardinieri. La notizia fece subito il giro dei notiziari nazionali. Sorrento, località turistica di fama mondiale e il primo maggio, festa del lavoro, furono asso­ciati in un binomio purtroppo drammatico.

Anche perché il fatto che il giorno dedicato alla festa dei lavoratori si lavorasse in un’area pubblica senza il rispetto delle condizioni minime di sicurezza, colpì subito l’opinione pubblica. La zona interessata dai lavori era priva di transenne, non c’era un na­stro per delimitare, e tanto meno un operaio per regolare il traffico. Niente di niente. Questo è quanto risulta dalle foto immediatamente succes­sive alla tragedia, dal racconto dei testimoni e dalle riprese della video-sorveglianza. Sul banco degli imputati fini­scono subito i responsabili del­la ditta esecutrice dei lavori Francesco ed Aniello Donna­rumma, padre e figlio, ed il parroco della chiesa di S.Antonino Giuseppe Esposi­to, in qualità di committente. Passa qualche giorno ed il cer­chio degli indagati si allarga. Finisce nel mirino della magi­stratura il Comune, e per Co­mune si intendono il sindaco, alcuni vigili, e per una vicenda diversa - anche se collegata incidentalmente all’inchiesta principale - il capo della mac­china comunale: il direttore generale. Come è possibile - si chiedono i pubblici ministeri - che un lavoro eseguito a po­chi passi dall’ingresso del mu­nicipio passi inosservato. E poi, secondo i testimoni, il car­ro gru sostava da alcuni giorni in piazza S.Antonino, senza che a nessuno - e soprattutto a chi ne aveva titolo perchè investito di una funzione pub­blica - venisse voglia di chie­dere qualche spiegazione agli operai. Entra nell’indagine il direttore generale del Comune Andrea Ciccone. È ascoltato dai pubblici ministeri su una circostanza ritenuta importante: i lavori di pitturazione sulla facciata del municipio eseguiti sempre dalla Ditta Donnarum­ma nei giorni precedenti il pri­mo maggio. Un fatto che serve agli inquirenti per contestualiz­zare la vicenda del primo mag­gio e selezionare meglio il li­vello delle responsabilità. Il Direttore Generale dice di non saperne niente. Quasi che i lavori non ci siano mai stati. Invece, i magistrati hanno po­tuto facilmente dimostrare che i lavori ci sono stati e sono stati eseguiti proprio dalla Ditta Donnarumma. Poiché la circo­stanza è stata negata? Il Diret­tore finisce sotto accusa per false dichiarazioni rese al PM. Passano i giorni e gli indagati crescono: due vigili urbani preposti al controllo della zona in cui si è verificata la tragedia vengono messi sotto accusa. Perché non hanno fatto niente in presenza di quel carro gru in Piazza S.Antonino? Anche il sindaco Marco Fio­rentino è chiamato a risponde­re. Anche per lui le stesse do­mande: come è potuto succedere quel che è successo vicino al Comune? Nei con­fronti del sindaco e dei due vigili si verifica la sussistenza del medesimo capo di imputa­zione: omissione di atti di uf­ficio. La difesa del Comune è netta: si tratta di lavori eseguiti per conto della chiesa di S.Antonino; quindi l’amministrazione comunale non c’entra niente. La procura non si ferma. Manda i carabi­nieri negli uffici. Tutti gli atti sono passati sotto la lente di ingrandimento. Mezzo archi­vio comunale è fotocopiato e trasferito presso la Procura di Torre Annunziata. L’attività di verifica punta ad accertare se c’è la richiesta di occupazio­ne del suolo pubblico da parte della ditta che ha eseguito i lavori ed in tal caso, se c’è stato qualche riscontro da parte del Comune. Una circostanza questa ritenuta decisiva per l’intero corso delle indagini. Se ci fosse un’autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico da parte del Comune, l’ente sarebbe inchiodato alla sue responsabilità e coinvolto fino al collo nell’inchiesta. Il procuratore capo Diego Mar­mo chiede ed ottiene il seque­stro del CED - il centro elabo­razione dati e archivio informatico in cui resta traccia di tutti gli atti comunali - e nomina due periti per le verifi­che. Cosa è stato trovato nella memoria dei computer comu­nali? La risposta a questa do­manda diventa il punto centrale dell’inchiesta.La procura continua senza so­sta. E va a scandagliare l’insieme dei rapporti tra il Comune di Sorrento e la ditta Donnarumma. I lavori fatti, gli importi pagati e l’iter procedu­rale seguito di volta in volta. Anche su questo fronte si at­tendono risposte. La Ditta Don­narumma a Sorrento si è occu­pata - nel corso degli ultimi anni - delle luminarie natalizie, dell’organizzazione di grandi eventi e di lavori di piccola manutenzione.Un ruolo importante nell’inchiesta è giocato anche dalle parti. L’avvocato Massi­mo Esposito, che assiste la famiglia delle vittime, ha chie­sto alla Procura di contestare al sindaco la commissione del reato di disastro colposo in concorso con altri. Una reato molto grave e per il quale l’avvocato Esposito ha chiesto anche la sospensione dalla ca­rica di sindaco per Marco Fio­rentino per il pericolo di inqui­namento delle prove. Anche su questo punto si attendono decisioni importanti.Altro passaggio decisivo è rap­presentato dalle perizie fatte dai tecnici nominati dalla Pro­cura e da quelli delle parti. Gli esperti devono chiarire se la gru era in condizioni tali da poter giustificare il suo impiego senza percoli e il rispetto delle norme sulla sicurezza. L’ipotesi più probabile è che gli avvisi di garanzia siano trasformati in richieste di rinvio a giudizio. Mentre non è da escludere che partano una serie di procedimenti autonomi - scaturiti dalle indagini - sui rapporti tra la ditta Donnarum­ma ed il Comune. Una nota finale: la famiglia delle vittime è sempre stata fuori e al di sopra di ogni po­lemica politica o giudiziaria che fosse. Un contegno ed una discrezione che hanno lasciato il segno.

Feb 03

“Interpretando la sensibilità civile e religiosa del popolo sorrentino, nel pieno rispetto della memoria delle indimenticabili Teresa e Claudia vittime della tragedia di Piazza S.Antonino e per la condivisione del perdurante acerbo dolore dei loro familiari, per quest’anno sono annullati i festeggiamenti esterni (luminarie e spettacolo pirotecnico)”.

La decisione del rettore della Basilica di Sant’Antonino, resa nota attraverso questo garbato avviso, è un modo per la comunità di partecipare al dolore dei familiari di Claudia e Teresa. Un piccolo ma significativo segno, che potrà promuovere nei sorrentini un momento di riflessione. E non toglierà niente al significato religioso delle celebrazioni.

Jan 29

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Siamo tutti d’accordo che l’ultima edizione dell’emergenza rifiuti in Campania rappresenta il fallimento di una classe politica, quella che governa la Regione e la gran parte dei più popolosi comuni dell’hinterland.  E’ vero che neanche i prefetti che si sono succeduti negli anni come commissari straordinari hanno avuto successo. Ma è anche vero che pianificare e gestire il normale ciclo dei rifiuti è compito della Regione e dei comuni. Non ne sono stati capaci. Le conseguenze delle loro inefficienze ricadono quotidianamente su tutta la popolazione, sottoposta a pesanti disagi ed esposta al rischio di malattie. Per non parlare della rovinosa caduta di immagine del territorio, la crisi delle attività economiche (si pensi ai danni per l’industria turistica, per l’industria alimentare e vinicola) e la fine di ogni prospettiva di sviluppo. Per queste ragioni, in tanti, giustamente, reclamano le dimissioni del governatore e lo scioglimento del consiglio regionale e di alcuni comuni. Tuttavia, per risolvere i problemi della raccolta della spazzatura in Campania non è sufficiente ottenere la testa del governatore. Se fosse così, bisognerebbe farsela consegnare al più presto. La soluzione del problema è più complicata e non è a portata di mano. Dai tanti articoli pubblicati in questi giorni, dalle indagini dei magistrati, dalle interviste, dalle inchieste televisive, dai dibattiti che ne sono originati, emerge un quadro complesso e preoccupante del modo in cui è stato gestito (male) lo smaltimento dei rifiuti nella nostra regione. Intorno all’emergenza si è costituito negli anni un “sistema di potere” formato da una classe politica spesso rozza e spregiudicata, settori dell’imprenditoria contigui, se non intrecciati, con le organizzazioni criminali, da dirigenti delle strutture pubbliche incapaci o corrotti. Questo sistema ha impedito che il problema fosse affrontato e risolto, ha trovato più conveniente consolidarlo, farlo diventare un’emergenza infinita, un po’ come successe in occasione del terremoto del 1980. In Italia, le “emergenze” sono straordinarie opportunità per distribuire soldi (in questo caso un fiume di soldi, circa 8 miliardi di euro dal 1997 ad oggi) senza dover rispettare le ordinarie regole amministrative e senza essere sottoposti alle ordinarie forme di controllo. L’emergenza rifiuti è diventata un pretesto per creare società e consorzi e posti nei consigli di amministrazione, per giustificare massicce assunzioni clientelari, per affidare consulenze, per elargire appalti, per distribuire denaro. Una situazione che ha fatto comodo a tanti gruppi sociali e ha generato anche consenso elettorale: in fondo il governatore (che certo non ha creato questo sistema, ma  neanche lo ha smantellato) è stato votato e rivotato dalle stesse popolazioni che oggi lo additano come l’unico colpevole. Per affrontare seriamente  il problema dei rifiuti occorre innanzi tutto essere in grado di scardinare questo blocco di potere che divora risorse e poi di avviare tutti i processi necessari, dalla raccolta differenziata alla costruzione di moderni impianti di trasformazione.

All’irrefrenabile attivismo di questo sistema si è contrapposto un atteggiamento tendenzialmente  “passivo” della società civile. I cittadini reclamano i loro diritti ogni volta che i sacchetti arrivano al secondo piano dei condomini. Ma i cittadini sono completamente esenti da responsabilità? Quanti hanno chiesto spiegazioni sul perché a Napoli migliaia di operatori ecologici (è stato detto che sono 27 per ogni spazzino di Milano) erano stati assunti ma non lavoravano; perché centinaia di camion per la raccolta dei rifiuti erano fermi; perché non veniva organizzata – nonostante le sempre maggiori difficoltà di smaltimento - la raccolta differenziata? Quanti cittadini si sono domandati se quel fiume di denaro che passava attraverso i commissari straordinari veniva speso in modo serio ed onesto? Cittadini erano anche quelli che sono insorti (capeggiati da assessori comunali, parroci o camorristi) ogni volta che si è provato a riaprire una discarica ”legale” o a creare un sito di stoccaggio “legale”, tecnicamente adeguato, nel proprio comune. Nel frattempo, i magistrati, le forze dell’ordine, i sindaci, nessuno si è accorto che nelle cave o nelle terre di proprietà dei camorristi, vicino alle case private, i camion scaricavano illecitamente e senza nessuna precauzione i residui chimici di lavorazioni delle industrie del nord e delle industrie campane, inquinando in modo irreversibile i terreni, compromettendo le falde acquifere, immettendo nell’aria gas velenosi, distruggendo l’agricoltura e le produzioni alimentari, somministrando malattie e morte. Come mai, anche nei giorni dell’emergenza delle emergenze, nel mezzo delle proteste contro la riapertura delle discariche, si continuavano a depositare vecchi materassi, lavandini rotti e frigoriferi accanto alle montagne di spazzatura non ritirata? Un giornalista napoletano ha scritto che i meridionali sono “vittime e carnefici” nello stesso tempo.

Purtroppo l’emergenza rifiuti non è l‘unico grande problema della Campania. E’ solo la vistosa esemplificazione di un sistema di inefficienze che riguarda tutta la vita pubblica: dalla gestione del territorio alla lotta alla criminalità, all’amministrazione della sanità e degli altri servizi pubblici. Sarebbe necessario un ricambio della classe politica, ma gli inetti e i corrotti (di destra e di sinistra) non faranno mai un passo indietro volontariamente e chi prova a farsi avanti viene ostacolato in ogni modo (che spettacolo sono state le primarie del partito democratico in Campania…). Occorrerebbe rinnovare la classe dirigente nei comuni, negli ospedali, nelle aziende di servizi controllate dagli enti locali, selezionata senza tenere in nessun conto le competenze e le professionalità, ma solo l’appartenenza politica. Ma quella gente non la mandi via facilmente. Nel frattempo, i giovani più capaci, esclusi dai manipolati meccanismi di selezione della pubblica amministrazione, privi di prospettive in un settore privato ridimensionato da decenni di deindutrializzazione del territorio, sono scappati. Le intercettazioni telefoniche pubblicate recentemente dai giornali valgono più di mille studi sociologici. “Il ministro mi continua a dire: ‘Io non capisco se G.A. (direttore generale dell’ospedale di Caserta, ndr) è dei nostri o di un altro. Ha dato l’incarico di ginecologia al fratello di uno di forza italia. Ma non teniamo un altro ginecologo a cui dare questo incarico? Ma poi. Mi vuoi telefonare prima?” (da una telefonata dell’assessore regionale udeur alle risorse umane, intercettato il 6 marzo 2007 dalla procura di S.Maria Capua Vetere).

Perché una comunità funzioni, perché le istituzioni rappresentative funzionino, è indispensabile innanzi tutto che eletti ed elettori condividano la “cultura della legalità” e che i comportamenti individuali siano “socialmente responsabili. Il crescente ritardo del Mezzogiorno rispetto ad altre aree del paese dipende anche da questi fattori. Inoltre, la società civile deve interpretare la “cittadinanza” anche come il dovere di controllare l’operato dei propri rappresentanti; deve riuscire a creare occasioni per promuovere la partecipazione dei cittadini nei processi decisionali e per verificare i risultati raggiunti dalle amministrazioni. Purtroppo, per la gran parte delle persone, l’esercizio della democrazia si esaurisce nell’esercizio del diritto di voto.

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Intanto, anche in Penisola Sorrentina i cumuli di rifiuti crescono e stanno già mettendo in crisi la stagione turistica che è alle porte. A Sorrento la raccolta differenziata è partita da diversi anni. Si riesce a raccogliere separatamente circa il 30-35% dei rifiuti prodotti. Francamente, considerata la difficile situazione generale e visto che alcuni comuni della nostra stessa regione arrivano a percentuali del 70-80%, si potrebbe e si dovrebbe fare di più. Per una città che si fa sempre vanto del suo livello di civiltà, non è un grande risultato. 

Jan 13

Turno di notte vuol dire che monti alle 22. Sono abituato. Quel mercoledì sera, il 5 dicembre, sono arrivato come sempre un quarto d’ora prima, ho posato la macchina, ho preso lo zainetto e sono entrato col mio tesserino: Pignalosa Giovanni, 37 anni, diplomato ragioniere, operaio alla ThyssenKrupp, rimpiazzo, cioè jolly, reparto finitura. Salgo, guardo il lavoro che mi aspetta per la notte e vedo che ho solo un rotolo da fare. Allora vado prima a trovare quelli della linea 5, devo dire una cosa ad Antonio Boccuzzi, ma poi arrivano gli altri e si finisce per parlare tutti insieme del solito problema. Il 30 settembre la nostra fabbrica chiuderà, a febbraio si fermerà per prima proprio la 5, stiamo cercando lavoro e non sappiamo dove trovarlo. (…) E’ chiaro che ne parliamo tutte le sere, come si fa? Comunque, a un certo punto, sarà mezzanotte e mezza, io saluto tutti e dico che vado a fare quel rotolo che mi aspetta. Salgo, e lì sotto comincia l’inferno. E’ una parola che si usa così, come un modo di dire. Ma avete idea di com’è davvero l’inferno?Dunque, ero da solo, con la gru in movimento. Il mio lavoro si può fare così. Alla linea 5 invece il turno montante era completo. Mancavano due operai, ma si sono fermati in straordinario Antonio Boccuzzi e Antonio Schiavone, anche se avevano già fatto il loro turno, dalle 14 alle 22. Quella tecnicamente è una linea tecnico-chimica per trattare l’acciaio, temprarlo e pulirlo per poi poterlo lavorare. Stiamo parlando di una bestia di forno a 1.180 gradi, lungo 40-50 metri, alto come un vagone a due piani, e lì dentro l’acciaio viaggia a 25 metri al minuto se è spesso e a 60 metri se è sottile, per poi andare nella vasca dell’acido solforico e cloridrico che gli toglie l’ossido creato dalla cottura nel forno. La squadra di 5 operai sta nel pulpito, come lo chiamiamo noi, una stanzetta col vetro e i comandi. Ci sono anche il capoturno Rocco Marzo e Bruno Santino, addetto al trenino che porta il rullo da una campata dello stabilimento all’altra. Manca poco all’una. Sapete com’è andata. Il nastro scorre a velocità bassa, sbanda, va contro la carpenteria, lancia scintille, l’olio e la carta fanno da innesco, c’è un principio di incendio. Loro pensano che sia controllabile, come altre volte. Escono dal pulpito, si avvicinano, provano con gli estintori, ma sono scarichi. Un flessibile pieno d’olio esplode in quel momento, passa sul fuoco come una lingua e sputa in avanti, orizzontale, è un lanciafiamme. Non li avvolge, li inghiotte. Boccuzzi è proprio dietro un carrello elevatore per prendere un manicotto, e quel muletto lo ripara salvandolo. Vede un’onda, sente una vampa di calore che lo brucia per irradiazione, ma si salva. Gli altri sono divorati mentre urlano e scappano. Piomba in finitura il gruista della terza campata, corri mi dice, corri, è scoppiata la 5, sono tutti morti. Non ci credo, ma si avvicina urlando, è bianco come uno straccio e sta piangendo. Corro, torno indietro, metto in sicurezza la gru, corro, non penso a niente, corro e li vedo.Il primo è Rocco Marzo, il capoturno, che aveva addosso la radio e il telefono interno, bruciati nel primo secondo. Appare all’improvviso, al passaggio tra la linea 4 e la 5. Non avevo mai visto un uomo così. Anzi sì: dal medico, quei tabelloni dov’è disegnato il corpo umano senza pelle, per mostrare gli organi interni. La stessa cosa. Le fasce muscolari, i nervi, non so, tutto in vista. Occhi e orecchie, non parliamone. Non mi vede, non può vedere, ma sente la mia voce che lo chiama, si gira, barcolla, cerca la voce, mi riconosce. “Avvisa tu mia moglie, Giovanni, digli che mi hai visto, che sto in piedi, non li far preoccupare”. Lo tocco, poi mi fermo, non devo. Ha la pelle, ma non è più pelle, come una cosa dura e sciolta. Un operatore di qualità continua a saltarmi attorno, cosa facciamo? Mando via tutti quelli che piangono, che urlano, che sono sotto choc e non servono, non aiutano. Dico di non toccare Rocco, di scortarlo con la voce fuori: gli chiedo se se la sene di seguire i compagni, di seguire la voce. Va via, lo guardo mentre dondola e sembra cadere a ogni passo, mi sembra di impazzire. Mi butto avanti, tutta la campata è piena di fumo nero, bruciano i cavi di gomma, i tubi con l’acido, i manicotti. Vedo Boccuzzi che corre in giro a cercare una pompa, mi vede e mi urla in faccia: “Li ho tirati fuori, li ho tirati fuori. Ma Antonio Schiavone è vivo e sta bruciando lì per terra”. In quel momento Schiavone urla nel fuoco. Tre grida. E tutte e tre le volte Toni Boccuzzi cerca di gettarsi tra le fiamme e dobbiamo tenerlo, ma lui ripete come un matto: “Il fuoco lo sta mangiando”. Dico di portarlo via, fuori. Mi volto e mi sento chiamare; “Giovanni, Giovanni”. Non ci credo, guardo meglio, non si vede niente. Sono Bruno Santino e Giovanni Demasi, due fantasmi bruciati consumati dal fuoco eppure in piedi. Non mi sentono più parlare, non sanno dove andare, in che direzione cercare, sono ciechi. Poi Demasi si muove, barcolla verso la linea 4 tenendosi le mani davanti, come se fosse preoccupato di essere nudo. Mi avvicino e lo chiamo, si volta, chiama Bruno. Guardo la loro pelle scivolata via, non so cosa dire e loro mi cercano “Giovanni sei qui vicino? Guardaci, guardaci in faccia: com’è? Cosa ci siamo fatti, Giovanni?”Nessuno sa cosa fare davanti a una cosa così. Due compagni di lavoro carbonizzati, e ancora vivi. Uno ha preso due giacconi, glieli ha buttati addosso. “Giovanni aiutaci – dicevano – portaci via”. Ragazzi, ho provato a rassicurarli., l’importante è che siate in piedi, io non so se posso toccarvi, non posso prendervi per mano, ma vi portiamo fuori, vi facciamo da battistrada. Due passi, e trovo per terra Rosario Rodinò, Angelo Laurino e Roberto Scola. Statue di cera che si sciolgono, l’olio che frigge, non c’è più niente, i baffi di Rocco, i capelli di Robi, solo la voce. Mi accoccolo vicino a Laurino, gli parlo. Si volta: “Dimmi che starai vicono ai miei”. Scola ripete che ha due figli piccoli, “non potete farmi morire”. Rodinò sembra più calmo: “Non pensare a me, io sto meglio, occupati di loro”. Poi, quando ritorno da lui mi chiede: “Come sono in faccia? Cosa vedi?” Arrivano i pompieri, poco per volta, li portano via. Un vigile mi dice che stanno morendo, ma il fuoco gli ha mangiato le terminazioni nervose, per questo resistono al dolore. Non so se è vero, non capisco più niente, ho quei manichini davanti agli occhi. Prendo un pompiere per il bavero e gli urlo che Schiavone è ancora a terra da qualche parte, devono salvarlo. Mi dice che lo hanno portato via e che devo andarmene, perché il fumo sta divorando anche me. Stacchiamo la tensione a tutta la linea, blocchiamo il flusso degli acidi, dei gas dell’elettricità. Tutto si ferma alla ThyssenKrupp, probabilmente per sempre. Non ho più niente da fare.  

(da Repubblica dell’11 gennaio 2008)