Abbiamo ricevuto un messaggio in ricordo di Teresa Reale, che vogliamo condividere.
Non ho commenti da fare. Ho conosciuto Teresa ed eravamo colleghe e “compagne”
di stanza. Lascio questa lettera e questa poesia che ho scritto per lei.
Piano di Sorrento, lì 29 Maggio 2007.
Cara Teresa,
Il calendario che ho davanti a me in ufficio mi sta dicendo che tra pochi
giorni sarà trascorso un mese da quando te ne sei andata via.
Ancora non riesco a credere che tu non ci sia più: non c’è una mattina che
non mi trovo a fantasticare, venendo a lavoro, di vederti, di sentire la tua
voce che, amica come sempre, ci dica che è stato tutto uno sbaglio, che in
quel terribile incidente eri solo ferita e ora sei guarita…
Non riesco proprio a rassegnarmi, a farmene una ragione: ho perso un’amica,
una sorella, una consigliera, una guida, una mamma. Tutto in una sola volta, in
un terribile, straziante, interminabile attimo: una telefonata che mi
comunicava la tragedia.
Mi mancano i tuoi “bisticci” con il computer (e il tuo modo di risolverli
“riavviando” la macchina), mi mancano le nostre risate sui piccoli pasticci
di ogni giorno (come la volta che volevi telefonare pigiando i tasti della
calcolatrice oppure la volta che io per ricaricare il cellulare, sbagliando
presa, tolsi la corrente ai vostri computer…), mi mancano i tuoi consigli sul
lavoro (tante cose non le avrei mai fatte senza il tuo aiuto), mi manca il tuo
riferimento nella vita come donna, moglie, mamma e lavoratrice. Ogni volta che
mi sentivo assalita dalle difficoltà mi dicevi sempre: “Non ti preoccupare,
aspetta, ora questa cosa la vediamo assieme e la risolviamo”. Non c’è
stata una volta che non mi hai dedicato attenzione, anche se la tua vita era
piena zeppa di impegni in famiglia, col lavoro, nello sport, con la fede: non
ha mai negato attenzione a nessuno e hai avuto sempre un sorriso e una parola
di conforto per tutti. E, quando ci vedevi particolarmente stressati o stanchi,
ci portavi dei dolcetti, cioccolatini oppure organizzavi qualcosa di carino per
noi, come quella volta che abbiamo cucinato la pasta tutti assieme.
Ti ho sognato, sorridente e vestita di rosa, e mi hai detto: “Va tutto
bene”. Sei stata alcuni minuti a chiacchierare con me e poi mi hai detto:
“Ora devo andare”. Allora io ti ho chiesto:”Torni?” e tu mi hai detto:
“Si, torno non ti preoccupare”.
Forse va tutto bene per te che ci guardi da lassù ma non per noi che siamo
rimasti soli. Chi ci sorreggerà nei momenti di sconforto?
Quando te ne sei andata avrei voluto abbracciare i tuoi figli e tuo marito, le
persone a te più care, e alleggerire un po’ il loro dolore unendolo,
umilmente, al mio. Ma non l’ho fatto perché mi rendo conto che tante sono le
persone che ti vogliono bene e troppi abbracci avrebbero finito per
incrementare anzicchè diminuire il loro dolore. Ma mi è rimasto un groppo in
gola che ancora non va giù. Chi mi consolerà?
Mi hai sempre detto che le cose non accadono mai senza motivo, che c’è uno
scopo per ogni cosa. Ma qual è lo scopo di tutto ciò? Forse tu ora vorresti
che noi imparassimo ad andare avanti da soli, a sorreggerci ed aiutarci l’uno
con l’altro in ricordo e nel rispetto del bene che hai voluto a tutti noi. Ci
proveremo, ci stiamo già provando, ma è difficile. E’ difficile crescere e
fare i conti con la realtà. Specie quando è particolarmente dura e
inaccettabile. Forse solo il trascorrere del tempo ci alleggerirà un po’
l’animo. La vita va avanti, ma non è la stessa cosa e non lo sarà mai.
Non ho rimpianti sul passato, perché ci siamo volute bene e stimate
reciprocamente: forse non ce lo siamo dette mai a parole, ma lo abbiamo capito
sempre entrambe dal comportamento quotidiano e da tante piccole cose. I miei
rimpianti riguardano il futuro e tutte le cose che non faremo più assieme:
niente più pausa pranzo “al volo” sulla spiaggia (con tanto di panino e
partitina di palla a volo), niente più disquisizioni ad ampio raggio sulla
famiglia, il ruolo della donna, la religione e anche la politica, niente più
progetti studiati assieme per migliorare e coordinare il nostro lavoro, niente
più tifo per il tuo adorato Milan.
Ti ho sempre ammirato molto e non ne ho mai fatto mistero con te. Sei sempre
stata una persona decisa, forte e coerente ma nello stesso tempo dolce e
amorevole. Nella vita hai fatto delle scelte, le hai fatte tue e le hai portate
avanti, consapevole che per farlo hai dovuto rinunciare a qualcosa che pure di
avrebbe potuto dare soddisfazioni.
Una cosa non ti ho mai detto e lo faccio ora: voglio dirti grazie per quello
che sei stata per me e che ancora sei, perché quando si vuol bene a qualcuno
lo si porta dentro anche quando non c’è più. Con te ci parlo quasi tutti i
giorni perché lo so che mi ascolti, come ancora parlo col fratellino che ho
perso 25 anni fa di cui ti ho più volte parlato. Ora hai un bimbo in più di
cui prenderti cura, so che entrambi mi “osservate” e spero di non
deludervi.
Basta pensieri tristi. Voglio dedicarti le poche righe che seguono. Non saranno
“poetiche”, ma sono scritte col cuore. Ciao, “mamma” Teresa.
A Teresa
“Di amore ci hai cresciuti
e di saggezza ci hai vestiti.
Gioia di vivere ci hai insegnato
e testarda quanto basta con amore ci hai imposto
di guardare al di là del muro della diffidenza,
della sofferenza, delle gelosie e delle parole non dette.
Testardi più di te oggi soffriamo
e in ricordo tuo ci raccogliamo,
ma domani il tuo insegnamento e il tuo gioioso amore
saranno la gioia nostra e di chi ci ama.
Amore tutti lo sanno provare,
ma non tutti lo sanno insegnare.
Grazie Teresa”.
Tua Anna Leila
