Jun 30

Qualche settimana fa, a S.Agnello, Marco Travaglio ha presentato il suo nuovo libro “La scomparsa dei fatti”, sottotitolo: “Si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni”.

In estrema sintesi, la tesi sostenuta nel libro è la seguente: la maggior parte dei giornalisti e degli altri operatori della comunicazione del nostro paese, quando devono raccontare una realtà scomoda per la classe dirigente, prima ancora di narrarla con qualche benevolo aggiustamento, tendono ad alterarla, in certi casi addirittura a nasconderla.

Travaglio ha indicato una serie di motivi per spiegare questo atteggiamento, ma il principale è che raccontare i “fatti” con precisione significa procurarsi rogne e nemici. Meglio non scontentare nessuno ed essere amici di tutti, barcamenarsi tra le notizie, aggiustarle o amputarle. Il motto è: “niente fatti, solo opinioni”. Senza fatti si può sostenere tutto e il contrario di tutto, con i fatti, no. Del resto, c’è chi è nato servo e, come diceva Victor Hugo, “pagherebbe per vendersi”.

Nel dibattito che è seguito alla affollata presentazione, la discussione si è spostata sul tema del rispetto della legalità (le notizie che si preferisce “abolire” sono ovviamente quelle che riguardano comportamenti censurabili o illeciti).
E’ intervenuto anche il procuratore generale di Torre Annunziata, Diego Marmo, ben conosciuto a Sorrento  per l’inchiesta sul tragico incidente del primo maggio. Riferendosi al tema dell’abusivismo edilizio e dei danni che ha arrecato ed arreca al prezioso ambiente della Penisola Sorrentina, il magistrato ha osservato che nel tempo i comportamenti illeciti si sono sempre più estesi e, piuttosto che eventi “fisiologici”, sono diventati eventi “patologici”.

Il paesaggio della Penisola Sorrentina non è “soltanto” un bene ambientale, è anche la “risorsa” che ha consentito la nascita di tutte le attività legate al turismo, la nostra principale industria. E’ quindi un bene anche in senso “economico”, un patrimonio di cui possiamo godere, ma che non dobbiamo “consumare”, se non vogliamo condannare la nostra terra al progressivo decadimento dell’economia e della qualità della vita,  esperienza già vissuta da altre aree della Campania.
In questi anni, l’alibi dell’emergenza abitativa (problema gravissimo e paradossale per comuni dotati di estesi patrimoni immobiliari) ci ha fatto chiudere gli occhi mentre sulle colline nascevano nuovi agglomerati di case abusive ed i sentieri di campagna venivano trasformati in strade carrozzabili.
L’alibi dell’emergenza del traffico e norme ambigue hanno consentito la distruzione degli ultimi antichi agrumeti urbani, che erano stati il simbolo della Penisola Sorrentina, e lo sviluppo del nuovo business dei “box-auto”.
In nome della crescita del turismo, non ci siamo scandalizzati quando gli alberghi si sono alzati di qualche piano o sono stati asfaltati i giardini adiacenti, quando sono state poggiate terrazze sulle Antiche Mura, aperti balconi nella costa tufacea e finestre di alluminio anodizzato nell’antica porta di S.Antonino.

Il titolo del libro di Marco Travaglio (“La scomparsa dei fatti”) sembra adatto anche a rappresentare l’atteggiamento con il quale i rappresentanti politici, gli operatori economici, in parte la stampa locale e la stessa società civile (con l’esclusione di qualche associazione ambientalista) si sono confrontati con i comportamenti illegali e con il degrado del territorio: meglio non parlarne; meglio non scontentare nessuno ed essere amici di tutti.