Grazie Il sequestro del parcheggio
Nov 11

Riceviamo (da Giovanni Gugg) la segnalazione di una bella mostra fotografica:Il rischio non è un mestiere. Il lavoro, la salute e la sicurezza dei lavoratori nelle fotografie delle collezioni Alinari”.

In esposizione presso il Palazzo del Quirinale a Roma fino al 25 novembre 2007, la mostra è stata fortemente voluta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che nella presentazione del catalogo ha scritto: «In nessun luogo, i lavoratori possono essere trattati come numeri. Ecco, questa sensibilità non può da parte nostra mai venire meno, essa significa partecipazione autentica, commossa al dolore, alla tristezza di tante famiglie, e significa dovere istituzionale di reagire, di indignarsi, di gettare l’allarme, di sollecitare risposte». Le fotografie sono organizzate seguendo un filo cronologico e tematico che tocca quattro grandi fasi: 1) La prima industrializzazione: dall’Unità all’inizio del XX secolo; 2) La formazione di una base industriale; 3) La “grande trasformazione” nel secondo dopoguerra; 4) Ai nostri giorni: l’Italia in Europa.   L’ingresso è gratuito e gli orari di visita sono 9:30-13:00 e 16:00-19:00 dal lunedì al sabato, e 8:30-12:00 la domenica.   L’esposizione è itinerante e dopo Roma toccherà Milano, Torino, Palermo, Firenze e Napoli.

La mostra viene presentata sul sito: http://www.quirinale.it/palazzo/arte-cultura/mostre/2007_lavoro/lavoro_2007.htm

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3 Commenti

  1. ggugg Ha scritto:

    Sei mesi fa l’apertura di questo blog per me fu una specie di lucina della speranza. Non voglio idealizzare nulla, ma il fatto che alcuni miei concittadini avessero deciso di non dimenticare la tragedia del Primo Maggio, di mantenere vigile l’attenzione al senso di legalità e di contribuire al rafforzamento della condivisione sociale mi sembrava (e mi sembra) un atto di enorme sensibilità e valore etico.
    Naturalmente memoria, rispetto e partecipazione sono principi che si tengono l’un l’altro. Sui primi due non so esprimermi ma sul terzo, valutando solo dal piccolo osservatorio fornito da questo blog, mi sembra che scricchioli qualcosa e non vorrei che continuasse ad allargarsi.
    Mi domando perché non ci siano più commenti, perché passata l’onda emotiva è calata anche la tensione all’esserci, al sottolineare la propria presenza… Non so, ma spero che i lettori di questo spazio siano comunque sempre molti.

    Riprendendo il tema di questo post (a proposito, grazie d’aver pubblicato la notizia sulla mostra fotografica), aggiungo qui sotto una lettera pubblicata ieri su “la Repubblica” (martedì 13 novembre 2007). È del signor Mauro Marchi:

    «“Babbo, fammi capire, tu sei un Rls (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza), so quello che fai e mi domando se serve. Anche ieri ne sono morti 5 e il sindacato che risposte ha dato? Nemmeno un comunicato, nemmeno uno sciopero, non bastano 5 morti?”. Mio figlio ha 21 anni ed è metalmeccanico, non lo avevo mai sentito così amareggiato ed io non mi sono mai sentito così, messo in silenzio, sapendo che in quel che dice vi è una forte, fortissima verità, ed è stata una frustata. Beve il suo caffè, preparato da me che tornavo dal turno di notte, si alza, saluta con un«ci vediamo stasera», prende la sua auto e va. Lo guardo partire e penso, quasi quasi oggi non vado a lavoro, così sono sicuro di esserci stasera, e allora un brivido mi trapassa il corpo. In 3 anni tante sono state le battaglie vinte: dalla rete degli Rls, agli articoli sui giornali, alle trasmissioni in tv, ai contatti con associazioni, ministri e sottosegretari, fino al Presidente della Repubblica Napolitano, che ringraziamo perché, più volte, in prima persona ed a chiare parole ha chiesto più interessamento al Parlamento su questo problema. Purtroppo, la coscienza è un optional, i media scansano volentieri il problema, gradiscono di più l’isola dei famosi ad un dibattito sulla cruda realtà di come si vive oggi in fabbrica. Viene davvero voglia di dire: ma chi te lo fa fare, quasi quasi non vado al lavoro così sono sicuro di tornare stasera».

  2. pasquale Ha scritto:

    Mi hanno colpito alcune riflessioni contenute nella presentazione della mostra, che mi fa piacere condividere: “le belle immagini tratte dall’imponente Archivio Alinari ci mostrano un’Italia dal volto principalmente segnato dalla tristezza. Il sorriso è assente dalle labbra dei soggetti che i fotografi hanno immortalato per decine e decine di anni. Cosi, dai tempi della prima industrializzazione fino agli anni Ottanta del Novecento, nelle campagne, nelle miniere, sui cantieri, nelle fabbriche, il lavoro, invece di essere strumento di promozione e di crescita per l’uomo, appare piuttosto come la conseguenza dell’antica maledizione di cui parla la Bibbia. Tra il 1861 e il 1980, lo sguardo delle donne e degli uomini che l’obiettivo del fotografo ha strappato per un istante al loro lavoro è segnato non soltanto dalla stanchezza ma, soprattutto, dalla rassegnazione.”
    I volti segnati dalla tristezza, gli sguardi rassegnati, significano soprattutto mancanza di speranza, di fiducia nel futuro. Il lavoro, anche il più umile, merita rispetto. Chi lavora onestamente ha il diritto di vivere la propria giornata con serenità, ha il diritto di sperare di poter migliorare la propria condizione. Oltre che il diritto di non rischiare la pelle a causa della cialtroneria o della brama di denaro del proprio datore di lavoro.
    Nella sua introduzione alla mostra, il ministro del Lavoro scrive che “il lavoro non è solo fonte di sicurezza economica, ma anche di identità personale, autostima, dignità (…). Questo principio fondante si deve realizzare mediante un’efficace legislazione, in modo che il funzionamento del mercato e il dispiegarsi della concorrenza – che produce profitto ed efficienza – si accompagnino a un sistema di regole che tutelino l’integrità e la dignità della persona. Eppure i dati sugli infortuni e sulle morti bianche mostrano come sia difficile, in questo campo più che in altri, vigilare su una corretta applicazione delle norme. (…) Ma oltre all’indispensabile azione di repressione e controllo è importante recuperare una cultura della legalità, è fondamentale che si comprenda che è possibile perseguire il profitto anche osservando le regole.”
    Recuperare una cultura della legalità: sono molti i segnali che mostrano che il nostro paese negli ultimi anni ha fatto passi indietro in questo campo. E che il gap in termini di civiltà dei comportamenti rispetto alle altre nazioni europee più progredite è aumentato.
    Comprendere che è possibile perseguire il profitto anche osservando le regole: dovrebbe essere un principio scontato in un paese democratico. Purtroppo da noi non è così.

  3. Aragorn Ha scritto:

    Bella la mostra.
    vorrei portare la vostra attenzione anche sul fatto del giorno. Il sequestro del mega parcheggio di via correale. Il sequestro avviene in seguito alla verifica del materiale usato: cemento scadente. Chi paga?
    e’ già iniziata la solita gara a chi scarica meglio il barile. Il comune si tutela, l’architetto si autotutela (?) , la ditta conferma ma non si capisce bene cosa sia successo. Nei prossimi giorni si saprà si spera qualcosa di più.
    Che beffa. Per giorni abbiamo subito l’intasamento del traffico da marano fino al centro passando per sant’agnello,piano e meta! CHi paga? Noi che pagando le tasse abbiamo finanziato il progetto.
    Ma mi chiedo: i nostri dipendenti che siedono sulle poltrone della casa comunale cosa fanno? cosa vigilano?
    In più vorrei chiedere ai sorrentini (me lo sono chiesto prima io): ma questa amministrazione e tutte quelle precedenti ci hanno mai chiesto una opinione sulle scelte importanti della città? non credo, eppure loro lavorano per noi.
    A Sorrento negli ultimi anni sono sorti parcheggi come i funghi. Sembrava quasi che ogni sorrentino possedesse almeno due auto. Così non è. allora cosa muove tutto ciò? Il denaro ovviamente. Ma qualcuno dei nostri dipendenti si è mai chiesto se era questo quello che i sorrentini volevano?
    I parcheggi attirano auto, molte auto. Molte auto significa molto smog e lo smog è veleno; questo significa che aumentano terribilmente le possibilità per noi ed i nostri figli di ammalarci in futuro. Qualcuno si è mai interrogato sul futuro a lunga scadenza?
    Perchè al posto del mega parcheggio non si costruisce un mega parco di verde per tutte le famiglie? Perchè il parco non frutta denaro. Bene allora mettiamo un euro di ingresso simbolico. Meglio soldi in meno che vita in meno.
    Riprendiamoci la nostra città.

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