I ragazzi della Thyssen Un piccolo segno
Jan 29

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Siamo tutti d’accordo che l’ultima edizione dell’emergenza rifiuti in Campania rappresenta il fallimento di una classe politica, quella che governa la Regione e la gran parte dei più popolosi comuni dell’hinterland.  E’ vero che neanche i prefetti che si sono succeduti negli anni come commissari straordinari hanno avuto successo. Ma è anche vero che pianificare e gestire il normale ciclo dei rifiuti è compito della Regione e dei comuni. Non ne sono stati capaci. Le conseguenze delle loro inefficienze ricadono quotidianamente su tutta la popolazione, sottoposta a pesanti disagi ed esposta al rischio di malattie. Per non parlare della rovinosa caduta di immagine del territorio, la crisi delle attività economiche (si pensi ai danni per l’industria turistica, per l’industria alimentare e vinicola) e la fine di ogni prospettiva di sviluppo. Per queste ragioni, in tanti, giustamente, reclamano le dimissioni del governatore e lo scioglimento del consiglio regionale e di alcuni comuni. Tuttavia, per risolvere i problemi della raccolta della spazzatura in Campania non è sufficiente ottenere la testa del governatore. Se fosse così, bisognerebbe farsela consegnare al più presto. La soluzione del problema è più complicata e non è a portata di mano. Dai tanti articoli pubblicati in questi giorni, dalle indagini dei magistrati, dalle interviste, dalle inchieste televisive, dai dibattiti che ne sono originati, emerge un quadro complesso e preoccupante del modo in cui è stato gestito (male) lo smaltimento dei rifiuti nella nostra regione. Intorno all’emergenza si è costituito negli anni un “sistema di potere” formato da una classe politica spesso rozza e spregiudicata, settori dell’imprenditoria contigui, se non intrecciati, con le organizzazioni criminali, da dirigenti delle strutture pubbliche incapaci o corrotti. Questo sistema ha impedito che il problema fosse affrontato e risolto, ha trovato più conveniente consolidarlo, farlo diventare un’emergenza infinita, un po’ come successe in occasione del terremoto del 1980. In Italia, le “emergenze” sono straordinarie opportunità per distribuire soldi (in questo caso un fiume di soldi, circa 8 miliardi di euro dal 1997 ad oggi) senza dover rispettare le ordinarie regole amministrative e senza essere sottoposti alle ordinarie forme di controllo. L’emergenza rifiuti è diventata un pretesto per creare società e consorzi e posti nei consigli di amministrazione, per giustificare massicce assunzioni clientelari, per affidare consulenze, per elargire appalti, per distribuire denaro. Una situazione che ha fatto comodo a tanti gruppi sociali e ha generato anche consenso elettorale: in fondo il governatore (che certo non ha creato questo sistema, ma  neanche lo ha smantellato) è stato votato e rivotato dalle stesse popolazioni che oggi lo additano come l’unico colpevole. Per affrontare seriamente  il problema dei rifiuti occorre innanzi tutto essere in grado di scardinare questo blocco di potere che divora risorse e poi di avviare tutti i processi necessari, dalla raccolta differenziata alla costruzione di moderni impianti di trasformazione.

All’irrefrenabile attivismo di questo sistema si è contrapposto un atteggiamento tendenzialmente  “passivo” della società civile. I cittadini reclamano i loro diritti ogni volta che i sacchetti arrivano al secondo piano dei condomini. Ma i cittadini sono completamente esenti da responsabilità? Quanti hanno chiesto spiegazioni sul perché a Napoli migliaia di operatori ecologici (è stato detto che sono 27 per ogni spazzino di Milano) erano stati assunti ma non lavoravano; perché centinaia di camion per la raccolta dei rifiuti erano fermi; perché non veniva organizzata – nonostante le sempre maggiori difficoltà di smaltimento - la raccolta differenziata? Quanti cittadini si sono domandati se quel fiume di denaro che passava attraverso i commissari straordinari veniva speso in modo serio ed onesto? Cittadini erano anche quelli che sono insorti (capeggiati da assessori comunali, parroci o camorristi) ogni volta che si è provato a riaprire una discarica ”legale” o a creare un sito di stoccaggio “legale”, tecnicamente adeguato, nel proprio comune. Nel frattempo, i magistrati, le forze dell’ordine, i sindaci, nessuno si è accorto che nelle cave o nelle terre di proprietà dei camorristi, vicino alle case private, i camion scaricavano illecitamente e senza nessuna precauzione i residui chimici di lavorazioni delle industrie del nord e delle industrie campane, inquinando in modo irreversibile i terreni, compromettendo le falde acquifere, immettendo nell’aria gas velenosi, distruggendo l’agricoltura e le produzioni alimentari, somministrando malattie e morte. Come mai, anche nei giorni dell’emergenza delle emergenze, nel mezzo delle proteste contro la riapertura delle discariche, si continuavano a depositare vecchi materassi, lavandini rotti e frigoriferi accanto alle montagne di spazzatura non ritirata? Un giornalista napoletano ha scritto che i meridionali sono “vittime e carnefici” nello stesso tempo.

Purtroppo l’emergenza rifiuti non è l‘unico grande problema della Campania. E’ solo la vistosa esemplificazione di un sistema di inefficienze che riguarda tutta la vita pubblica: dalla gestione del territorio alla lotta alla criminalità, all’amministrazione della sanità e degli altri servizi pubblici. Sarebbe necessario un ricambio della classe politica, ma gli inetti e i corrotti (di destra e di sinistra) non faranno mai un passo indietro volontariamente e chi prova a farsi avanti viene ostacolato in ogni modo (che spettacolo sono state le primarie del partito democratico in Campania…). Occorrerebbe rinnovare la classe dirigente nei comuni, negli ospedali, nelle aziende di servizi controllate dagli enti locali, selezionata senza tenere in nessun conto le competenze e le professionalità, ma solo l’appartenenza politica. Ma quella gente non la mandi via facilmente. Nel frattempo, i giovani più capaci, esclusi dai manipolati meccanismi di selezione della pubblica amministrazione, privi di prospettive in un settore privato ridimensionato da decenni di deindutrializzazione del territorio, sono scappati. Le intercettazioni telefoniche pubblicate recentemente dai giornali valgono più di mille studi sociologici. “Il ministro mi continua a dire: ‘Io non capisco se G.A. (direttore generale dell’ospedale di Caserta, ndr) è dei nostri o di un altro. Ha dato l’incarico di ginecologia al fratello di uno di forza italia. Ma non teniamo un altro ginecologo a cui dare questo incarico? Ma poi. Mi vuoi telefonare prima?” (da una telefonata dell’assessore regionale udeur alle risorse umane, intercettato il 6 marzo 2007 dalla procura di S.Maria Capua Vetere).

Perché una comunità funzioni, perché le istituzioni rappresentative funzionino, è indispensabile innanzi tutto che eletti ed elettori condividano la “cultura della legalità” e che i comportamenti individuali siano “socialmente responsabili. Il crescente ritardo del Mezzogiorno rispetto ad altre aree del paese dipende anche da questi fattori. Inoltre, la società civile deve interpretare la “cittadinanza” anche come il dovere di controllare l’operato dei propri rappresentanti; deve riuscire a creare occasioni per promuovere la partecipazione dei cittadini nei processi decisionali e per verificare i risultati raggiunti dalle amministrazioni. Purtroppo, per la gran parte delle persone, l’esercizio della democrazia si esaurisce nell’esercizio del diritto di voto.

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Intanto, anche in Penisola Sorrentina i cumuli di rifiuti crescono e stanno già mettendo in crisi la stagione turistica che è alle porte. A Sorrento la raccolta differenziata è partita da diversi anni. Si riesce a raccogliere separatamente circa il 30-35% dei rifiuti prodotti. Francamente, considerata la difficile situazione generale e visto che alcuni comuni della nostra stessa regione arrivano a percentuali del 70-80%, si potrebbe e si dovrebbe fare di più. Per una città che si fa sempre vanto del suo livello di civiltà, non è un grande risultato. 

8 Commenti

  1. danapoli Ha scritto:

    La “termovalorizzazione” dell’informazione sui rifiuti - 31-1-08

    di Davide Pelanda - Megachip

    Finalmente la parola proibita è stata detta!! L’ha pronunciata in prima persona il commissario per l’emergenza rifiuti in Campania Gianni De Gennaro davanti ai microfoni di una radio: “raccolta differenziata”. Una rarità in Italia dove nei mass media passa solo il concetto di bruciare la spazzatura e la parola che va più di moda, grazie alle lobby, è “termovalorizzatore” rinominato da certi medici cosiddetti dissidenti “cancrovalorizzatore”.

    Eppure molti cittadini hanno protestato presso alcuni direttori di testate nazionali e si sono detti indignati per i servizi nei tg e sui giornali che trattano il drammatico argomento per lanciare in tutta Italia la massiccia campagna pro-inceneritore.

    E’ successo con i cittadini del comitato civico di Gualdo Cattaneo (PG) i quali hanno preso carta e penna ed hanno scirtto una lettera al direttore del TG5, Clemente J. Mimun esprimendo «totale indignazione – si legge nella missiva – per il servizio, andato in onda ieri sera sul Vostro TG (7 gennaio 2008 ndr) in cui si magnificavano i cosiddetti “termovalorizzatori” omettendo però di dire che – come già ampiamente dimostrato in ambito scientifico internazionale, l’incenerimento dei rifiuti è un processo tutt’altro che risolutivo in materia di smaltimento e soprattutto malsano dal punto di vista ambientale e sanitario, essendo scientificamente provate sia l’impossibilità di captare le nanoparticelle risultanti dalla combustione, sia la corrispondenza esistente tra la presenza di inceneritori e l’aumento dell’insorgenza di malattie neoplastiche quali linfomi, sarcomi e leucemie».

    A dare man forte criticissima contro un certo tipo di informazione che tratta solo di inceneritori si è aggiunto il dottor Stefano Montanari ilo quale ha scritto in solidarietà ai cittadini di Gualdo aggiungendo che «Si è sacrificata la Campania (perché bersaglio facile) per lanciare il business su tutta Italia forti dell’entusiasmo popolare. Le televisioni sono un normalissimo strumento di potere per chi fa affari con i rifiuti». E lo stesso Montanari in conclusione della sua lettera scrive ancora «Fermare l’informazione, meglio ancora distorcerla, vuol dire avere campo libero. E loro lo stanno facendo».

    In effetti in nessuna tv italiana è mai passata una intervista a Paul Connett della St.Lawrence University di New York e padre della strategia “Rifiuti Zero” che nella sola San Francisco è riuscito proprio nell’intento di ridurre i rifiuti arrivando ad un buon 85% di differenziata.

    Così come nessun tg italiano ci ha mostrato come fanno in Nuova Zelanda a fare a meno di discariche e inceneritori. Ma ai nostri mass media televisivi in realtà interessa sempre più il gossip di Lapo Elkann o le veline.

    Ed allora è partita una «Petizione per il rispetto del principio di pluralità di informazione» rivolto all’Autorità Garante per l’informazione della Repubblica Italiana ed alla Corte di Giustizia Europea nella quale un buon numero di cittadini sottoscrittori lamentano il fatto che «i mass media italiani stanno dando spazio ad amministratori e rappresentanti dei gruppi industriali i quali sostengono l’inevitabilità e l’assoluta necessità di realizzare nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti» mentre «nessuno spazio è invece consesso ai numerosi studiosi (medici, biologi, naturalisti quali Antonietta Gatti, Stefano Montanari, Federico Valerio e Patrizia Gentilini solo per citarne alcuni) i quali sostengono che gli inceneritori rappresentano un enorme pericolo per la salute umana a causa dell’emissione – inevitabile ed incontrollabile – di polveri ultrafini di dimensioni nanometriche che prendono il nome di “nanoparticelle”». Essi chiedono infine «che venga fatto rispettare i principio di PLURALITA’ DI INFORMAZIONE e che venga quindi dato adeguato spazio anche a quei liberi uomini di scienza che, conoscendo a fondo il problema in quanto, con umiltà, lo hanno studiato a lungo, sostengono con autorevoli dati scientifici alla mano l’alto livello di nocività degli impianti cosiddetti “di termovalorizzazione” dei rifiuti».

  2. admin Ha scritto:

    30 gennaio 2008, La Repubblica
    «Presentata la relazione annuale della Direzione nazionale antimafia»
    Forti infiltrazioni della mafia nelle amministrazioni del Sud
    PALERMO - Le infiltrazioni della criminalità organizzata nella pubblica amministrazione sono fortissime nelle regioni del Mezzogiorno. E soprattutto nel Meridione si indaga per intrecci politico-mafiosi e voto di scambio. E’ quanto emerge dalla relazione annuale presentata dalla Direzione nazionale antimafia, guidata da Piero Grasso. Secondo la Dna, le maggiori inchieste giudiziarie avviate dalle procure Distrettuali antimafia riguardano collusioni fra boss e politici, ma soprattutto fra esponenti della criminalità organizzata e amministratori pubblici. (…)
    I politici di diverse regioni meridionali avrebbero pagato somme di denaro ai boss delle organizzazioni criminali per ottenere voti nelle ultime consultazioni elettorali. I magistrati analizzano lo scambio elettorale politico-mafioso che ci sarebbe stato in diverse città del Sud. (…)
    La relazione annuale della Direzione nazionale antimafia si occupa anche della crisi rifiuti in Campania. “L’emergenza è stata elevata a sistema, grazie a una perversa strategia politico-economico-criminale che ha fatto sì che la necessità di affrontare il contingente col metodo dell’urgenza rispondesse agli interessi di centri di potere politico, economico e criminale (leggasi camorra)”. Secondo i magistrati è scaturita “una sorta di specializzazione della criminalità organizzata campana” al punto che “oggi può in generale affermarsi che l’Ecomafia veste i panni della camorra”.
    In virtù di questo business, l’analisi dei magistrati della Dna rileva che “mentre nei tempi passati una buona fetta dell’economia napoletana si basava sul contrabbando, il cui indotto garantiva la sopravvivenza di larghi strati della popolazione, nel presente è l’emergenza rifiuti che svolge lo stesso ruolo”. “Il che spiega come spesso essa venga creata e mantenuta ad arte - si osserva dalla Dna - con la camorra sempre di sottofondo”.

    30 GENNAIO 2008 IL SOLE 24 ORE
    «Al Sud forti infiltrazioni mafiose nella Pa»
    Il voto di scambio, sempre più diffuso nelle regioni del Sud, con finanziamenti ai boss di mafia e ‘ndrangheta per ottenere consensi. E lo smaltimento rifiuti diventato ormai core business della camorra. Nella relazione 1° luglio 2006-30 giugno 2007 della Dna (direzione nazionale antimafia), guidata da Piero Grasso, diffusa ieri, l’indice è puntato sull’intreccio criminalità organizzata-politica: con inchieste avviate dai magistrati dei distretti di Napoli, Messina, Salerno, Catanzaro, Reggio Calabria e Cagliari. La prevenzione, sottolinea la relazione, è affidata in gran parte proprio al lavoro dei magistrati, ma l’attività di indagine si svolge «spesso a distanza di lungo tempo dal verificarsi del fatto criminoso e con esiti non sempre confortanti». Il timore, ammesso esplicitamente, è che nelle zone ad alta densità criminale si possa creare «un governo mafioso» grazie alle risorse pubbliche. Un timore, probabilmente, in parte già realtà. (…)
    C’è poi anche un rischio-omicidi, di natura mafiosa, «concreto e attuale», che minaccia le istituzioni. Dice la Dna: non può «essere sottovalutato» il pericolo costituito da «azioni volte a colpire quegli esponenti dello Stato che a causa dell’adempimento dei propri doveri istituzionali vengono individuati come punti di resistenza e di dissenso da abbattere». L’obiettivo minaccioso di Cosa nostra resta insomma anche quello di realizzare e confermare «un clima di acquiescenza, di arretramento rispetto alle motivazioni anche etiche, che spingono a una ferma, istituzionale opposizione al fenomeno mafioso».
    Altrettanta impressione fa l’impero economico e criminale consolidato dalla camorra. (…) I magistrati della direzione nazionale antimafia sostengono che «l’emergenza rifiuti è stata elevata a sistema, grazie a una perversa strategia politico-economico-criminale». Oggi, per la Dna, l’Ecomafia veste i panni della camorra. Una sorta di specializzazione produttiva-criminale, che «alimenta ad arte» l’emergenza rifiuti.

  3. ggugg Ha scritto:

    Davvero, capisco che risolvere questa “nuova” emergenza rifiuti (infinita, per la verità) è una scommessa difficile. Capisco che si tratta di un problema gravissimo che va ben al di là delle possibilità di un singolo comune. Capisco che la politica regionale campana ha fallito miseramente. Capisco che la camorra ha un ruolo spaventoso e opprimente. Ma le colline della Penisola Sorrentina ridotte a discarica è davvero difficile da sopportare.
    Oggi ho percorso tutta via Nastro Verde, dal bivio “Massa Lubrense – Sant’Agata” in via Capo (Sorrento), passando per Priora, lambendo Sant’Agata sui Due Golfi, procedendo per Le Tore, fino a Colli di Fontanelle (Sant’Agnello) e poi Colli di San Pietro (Piano di Sorrento).
    Cumuli di immondizia lungo la strada, sacchetti variopinti che invadono la carreggiata, bottiglie e buste schiacciate dalle auto, collinette di rifiuti alte fino a un paio di metri ai bordi delle curve più ampie, cassonetti debordanti con una scia di spazzatura che spesso supera la decina di metri.
    Vecchi televisori, materassi, scatoloni. Plastica, plastica, plastica. Liquami e puzza.
    Tutto questo nella zona più verde della Penisola, affacciata sul Vesuvio e sulla Costa Amalfitana.
    Ditemi che è uno scherzo di carnevale.

  4. ggugg Ha scritto:

    Sul prossimo numero della rivista «Il Mulino» (1/2008, dal 21 febbraio in edicola) sarà pubblicato un saggio di Gabriella Gribaudi intitolato “Il ciclo vizioso dei rifiuti campani”, che tuttavia è già disponibile on-line in versione pdf:
    http://www.mulino.it/ilmulino/anticipazioni/gribaudi_bozza_sito.pdf

  5. admin Ha scritto:

    Sabato 16 Febbraio ore 17.00

    Centro Culturale Comunale di Piano di Sorrento in Via delle Rose

    L’Associazione Arci ‘Piano di Sorrento ‘ invita alla presentazione del libro “Monnezzopoli” di Paolo Chiariello.

    Sarà presente l’Autore. Introduzione a cura di Lello Cioffi, docente di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio

  6. Valentino Ha scritto:

    Certo che non è un grande risultato, ma altri dubbi sorgono quando vedi che nell’emergenza il rifiuto differenziato non viene raccolto….
    mi faccio una domanda: ma la differenziata in quale discarica va a finire?????

  7. admin Ha scritto:

    21 febbraio 2008, IL MATTINO

    Creare un bisogno fittizio per assicurare un guadagno reale. Creare una necessità più o meno posticcia per veicolare soldi pubblici, con tanto di timbro di un dirigente regionale. E’ il sistema scoperto nel corso dell’inchiesta del pool mani pulite di Napoli, ultimo atto d’accusa contro Palazzo Santa Lucia. Sei arresti nel corso dell’inchiesta sui cosiddetti fitti d’oro assicurati a presunti imprenditori corrotti, legati al livello politico e amministrativo della Regione. (…) La storia scoperta dalla Procura di Giovandomenico Lepore riguarda l’affitto di due strutture che avrebbero dovuto ospitare i gruppi consiliari e le relative commissioni: due immobili – uno all’isola G5 del Centro direzionale, l’altro in via Santa Maria del Pianto – che dal 2005 costavano più di quattrocentomila euro l’anno solo di affitto. (…) Immobili per lungo tempo non utilizzati che garantivano incassi da capogiro. (…)
    Spiega Lepore: . (…) E così il consigliere regionale Conte denunciò che servivano più locali per il Consiglio e quei locali arrivò anche a proporli. Poi, prima che iniziassero le valutazioni delle offerte da parte dell’allora responsabile del settore amministrazione, Conte avrebbe costituito insieme agli imprenditori Antonio e Carmine Buglione, la società Europa Immobiliare. Grazie al ruolo di Lucio Multari (ex dirigente del consiglio regionale, ndr) e a irregolarità procedurali si fece in modo di far prevalere l’offerta della società di Conte.

  8. calabria Ha scritto:

    ke skifoooooooooooooooooooooooooo

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