(da Agorà del 12 febbraio 2008)
Tragedia del primo maggio, chiuse le indagini. Depositate le perizie. Si attendono le decisioni del giudice. Tutti i nodi cruciali dell’inchiesta.
Un’indagine durata quasi dieci mesi. Cento e più i testimoni ascoltati. Cinque i periti nominati dalla Procura della Repubblica, altrettanti dalle parti. Sette, al momento, le persone sottoposte ad indagine. Tre i magistrati che seguono la vicenda - il procuratore capo Diego Marmo, ed i sostituiti Silvio Pavia e Sergio Calabria - decine gli inquirenti tra le forze dell’ordine. A volte le cifre, da sole, contano più di ogni altra valutazione. E danno la misura della mole di lavoro che ha investito
Anche perché il fatto che il giorno dedicato alla festa dei lavoratori si lavorasse in un’area pubblica senza il rispetto delle condizioni minime di sicurezza, colpì subito l’opinione pubblica. La zona interessata dai lavori era priva di transenne, non c’era un nastro per delimitare, e tanto meno un operaio per regolare il traffico. Niente di niente. Questo è quanto risulta dalle foto immediatamente successive alla tragedia, dal racconto dei testimoni e dalle riprese della video-sorveglianza. Sul banco degli imputati finiscono subito i responsabili della ditta esecutrice dei lavori Francesco ed Aniello Donnarumma, padre e figlio, ed il parroco della chiesa di S.Antonino Giuseppe Esposito, in qualità di committente. Passa qualche giorno ed il cerchio degli indagati si allarga. Finisce nel mirino della magistratura il Comune, e per Comune si intendono il sindaco, alcuni vigili, e per una vicenda diversa - anche se collegata incidentalmente all’inchiesta principale - il capo della macchina comunale: il direttore generale. Come è possibile - si chiedono i pubblici ministeri - che un lavoro eseguito a pochi passi dall’ingresso del municipio passi inosservato. E poi, secondo i testimoni, il carro gru sostava da alcuni giorni in piazza S.Antonino, senza che a nessuno - e soprattutto a chi ne aveva titolo perchè investito di una funzione pubblica - venisse voglia di chiedere qualche spiegazione agli operai. Entra nell’indagine il direttore generale del Comune Andrea Ciccone. È ascoltato dai pubblici ministeri su una circostanza ritenuta importante: i lavori di pitturazione sulla facciata del municipio eseguiti sempre dalla Ditta Donnarumma nei giorni precedenti il primo maggio. Un fatto che serve agli inquirenti per contestualizzare la vicenda del primo maggio e selezionare meglio il livello delle responsabilità. Il Direttore Generale dice di non saperne niente. Quasi che i lavori non ci siano mai stati. Invece, i magistrati hanno potuto facilmente dimostrare che i lavori ci sono stati e sono stati eseguiti proprio dalla Ditta Donnarumma. Poiché la circostanza è stata negata? Il Direttore finisce sotto accusa per false dichiarazioni rese al PM. Passano i giorni e gli indagati crescono: due vigili urbani preposti al controllo della zona in cui si è verificata la tragedia vengono messi sotto accusa. Perché non hanno fatto niente in presenza di quel carro gru in Piazza S.Antonino? Anche il sindaco Marco Fiorentino è chiamato a rispondere. Anche per lui le stesse domande: come è potuto succedere quel che è successo vicino al Comune? Nei confronti del sindaco e dei due vigili si verifica la sussistenza del medesimo capo di imputazione: omissione di atti di ufficio. La difesa del Comune è netta: si tratta di lavori eseguiti per conto della chiesa di S.Antonino; quindi l’amministrazione comunale non c’entra niente. La procura non si ferma. Manda i carabinieri negli uffici. Tutti gli atti sono passati sotto la lente di ingrandimento. Mezzo archivio comunale è fotocopiato e trasferito presso la Procura di Torre Annunziata. L’attività di verifica punta ad accertare se c’è la richiesta di occupazione del suolo pubblico da parte della ditta che ha eseguito i lavori ed in tal caso, se c’è stato qualche riscontro da parte del Comune. Una circostanza questa ritenuta decisiva per l’intero corso delle indagini. Se ci fosse un’autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico da parte del Comune, l’ente sarebbe inchiodato alla sue responsabilità e coinvolto fino al collo nell’inchiesta. Il procuratore capo Diego Marmo chiede ed ottiene il sequestro del CED - il centro elaborazione dati e archivio informatico in cui resta traccia di tutti gli atti comunali - e nomina due periti per le verifiche. Cosa è stato trovato nella memoria dei computer comunali? La risposta a questa domanda diventa il punto centrale dell’inchiesta.La procura continua senza sosta. E va a scandagliare l’insieme dei rapporti tra il Comune di Sorrento e la ditta Donnarumma. I lavori fatti, gli importi pagati e l’iter procedurale seguito di volta in volta. Anche su questo fronte si attendono risposte. La Ditta Donnarumma a Sorrento si è occupata - nel corso degli ultimi anni - delle luminarie natalizie, dell’organizzazione di grandi eventi e di lavori di piccola manutenzione.Un ruolo importante nell’inchiesta è giocato anche dalle parti. L’avvocato Massimo Esposito, che assiste la famiglia delle vittime, ha chiesto alla Procura di contestare al sindaco la commissione del reato di disastro colposo in concorso con altri. Una reato molto grave e per il quale l’avvocato Esposito ha chiesto anche la sospensione dalla carica di sindaco per Marco Fiorentino per il pericolo di inquinamento delle prove. Anche su questo punto si attendono decisioni importanti.Altro passaggio decisivo è rappresentato dalle perizie fatte dai tecnici nominati dalla Procura e da quelli delle parti. Gli esperti devono chiarire se la gru era in condizioni tali da poter giustificare il suo impiego senza percoli e il rispetto delle norme sulla sicurezza. L’ipotesi più probabile è che gli avvisi di garanzia siano trasformati in richieste di rinvio a giudizio. Mentre non è da escludere che partano una serie di procedimenti autonomi - scaturiti dalle indagini - sui rapporti tra la ditta Donnarumma ed il Comune. Una nota finale: la famiglia delle vittime è sempre stata fuori e al di sopra di ogni polemica politica o giudiziaria che fosse. Un contegno ed una discrezione che hanno lasciato il segno.
